Tuesday, September 18, 2012

Il Tempo nelle storie di Don Rosa (di Carlo Basso)

Questo articolo è il frutto della prima, e si spera non ultima, collaborazione fra il Daily ed l'interessantissimo sito Paperpedia. Buona lettura!

Io non ho percezione di un "mondo Disney" dove i personaggi non invecchiano mai. Questo mi lascia perplesso. È forse basato in parte sul modo in cui la Disney riesce ad usare Paperino nei cartoni degli anni '30 e in quelli nuovi? Um.. per la Disney Paperino è soltanto un attore. […] Per me, quello che la Disney ha fatto con Paperino non ha *niente del tutto* a che fare con il Paperino con cui sono cresciuto con i fumetti di Barks. Quello era un personaggio con una profondità, e una grande famiglia estesa e una città e... mio Dio, c'è TANTO di più nel Paperino dei fumetti che in quella configurazione di linee e colori che si vede nei cartoni Disney. […] E non posso capire chi vuole vedere questi personaggi come creature da favola immortali. Perché dovrebbero essere immortali? Quando leggo Asterix o Calvin e Hobbes o (riempite il vuoto) non penso di star leggendo storie su un essere immortale sovrannaturale. Semplicemente so che le storie si svolgono quando il personaggio ha un certo aspetto. Calvin non cresce mai. Non perché sia immortale... […] Ci sono molti personaggi classici che sono rimasti famosi per decenni, su cui si continua a produrre nuove storie... come Sherlock Holmes, o the Shadow, o Doc Savage. Ma queste nuove storie non sono mai ambientate nel presente -- le nuove storie di Sherlock Holmes sono ambientate nell'epoca vittoriana. I film su The Shadow e Doc Savage sono ambientati negli anni '30. Quella è l'epoca di quei personaggi, altrimenti non funzionano.
[Don Rosa]

Quella è l’epoca di quei personaggi, altrimenti non funzionano. Questo è il succo e la chiave di lettura dell’intera produzione di Don Rosa, che lo rende il padre della “continuity” nei fumetti Disney e autore straordinario. Chiunque, bene o male, è in grado di sceneggiare una storia o disegnarla ma pochi, straordinari, artisti possono riuscire a conciliare personaggi e realtà storica, a farli esistere assieme e addirittura intrecciarne le vicende (si pensi a Paperon de’ Paperoni e Theodore Roosevelt), senza creare striature. Leggendo la Saga di Paperon de’ Paperoni (ma tante altre storie di Rosa) si percepisce un contesto storico vivo e presente, che aiuta tantissimo a rendere i paperi non veri, ma verosimili. Leggendo le storie quasi non ci rendiamo conto che Scrooge McDuck è un personaggio inventato, per giunta un papero antropomorfo, perché ci appare -appunto- verosimile, quindi credibile. Il metodo alla base sembra, ed è, lo stesso sistema alla base del romanzo storico di Alessandro Manzoni, I Promessi Sposi. Renzo e Lucia sono personaggi fittizi, ma vivono e interagiscono con la realtà dell’epoca e questo gli conferisce una profondità eccezionale, profondità che non si percepisce nelle prime avventure di Paperino in un’atemporale fattoria di campagna: era evidente che quello che avevamo davanti non era un personaggio verosimile.

Partiamo però dall’inizio. L’intera produzione fumettistica di Don Rosa è ambientata in un arco tempo ben preciso: tra il 1947 e il 1967, ovvero dall’anno in cui Paperon de’ Paperoni conobbe i suoi nipoti all’anno della sua morte ideale, ovvero l’anno in cui Barks smise di disegnare. Già, perché per Don Rosa oltre quella data, snaturato dal contesto storico del suo creatore, Zio Paperone non potrebbe esistere.

Don Rosa ha avuto la grande abilità di dare una continuità al corpus delle opere Barksiane, operando in un periodo (gli anni ’50) che non è il suo, ma riuscendo comunque a caratterizzare i personaggi come pochi hanno saputo fare.

L’apice massimo della sua precisione storica e cronologica si raggiunge nella Saga di Paperon de’ Paperoni, nella quale ripercorre i primi ottanta anni della vita di Uncle Scrooge, dal 1867, anno della sua nascita, al 1947, anno del suo primo incontro con Paperino. Paperone vive la sua vita immerso nel contesto storico che è il suo, importantissimo per lo sviluppo caratteriale del papero, e interagisce con quei personaggi che hanno fatto la storia di quel periodo: Geronimo, Buffalo Bill e Theodore Roosevelt, per fare qualche esempio. Paperone vive, interagisce e impara. La storia dell’epoca non fluisce indipendentemente dalle
avventure vissute dal papero, ma è presente nella narrazione e, anzi, occupa un ruolo fondamentale: dalla corsa all’oro nello Yukon alla grande depressione del 1929.

Come dare torto a Don Rosa? Il tempo caratterizza e fortifica un personaggio, lo rende unico e lo rende quello che è. Un grande uomo politico come Cesare o un grande condottiero come Alessandro Magno, nati in contesti storici diversi, sarebbero stati ugualmente grandi?

Paperone è vissuto in un periodo molto difficile e in una famiglia diventata povera: rimboccandosi le maniche come solo lui sa fare è riuscito a farsi strada. Dal mito dell’America delle mille opportunità al sogno della corsa all’oro: ha fallito più volte, certo, ma non ha mai mollato. E’ difficile immaginarlo vivere quelle avventure oggi, nel XXI secolo e Don Rosa lo sa bene. Questo è alla base della sua personale idea del flusso del tempo nelle storie. Non può essere un continuum che corre parallelo alle avventure di paperi che non cambiano mai, non invecchiano mai: non ha senso vedere un Paperone usare il computer, come non avrebbe senso vedere un Asterix parlare al cellulare. E’ più che logico, no?

Per concludere, nelle storie odierne, la tendenza è quella di rendere le storie chiuse in sé stesse, cioè fare in modo che il finale di ogni storia corrisponda all’inizio, in modo da non alterare la statica visione del mondo dei paperi. Brigitta, per fare un esempio, tenterà sempre di conquistare Paperone ma non riuscirà mai a essere ricambiata, quando la Doretta Doremì di Barks e Don Rosa riuscì invece a fare breccia nel cuore di Paperone, strappandogli baci e andando addirittura oltre. Il risultato finale è quella di storie autoconclusive, che non dicono nulla. Magari sono piacevoli alla lettura, ma povere dal punto di vista tematico: la ricerca di un tesoro, gli scontri tra Paperone e Rockerduck/Amelia/Bassotti, l’amore di Brigitta o la lista dei debiti di Paperino, sono temi ormai triti e ritriti.

Se si leggono le storie di Barks in ordine cronologico si può notare pian piano il mutare dei personaggi, delle loro psicologie, cambiamenti delle situazioni, avventure sempre nuove, come se la famiglia dei paperi crescesse e mutasse nel tempo, cosa che ormai si è persa, in una moltitudine di storie sempre uguali. La vignetta umoristica di Barks sul matrimonio di Paperina e Paperino, o la scena della morte di Paperone di Don Rosa sono l’emblema di un continuum temporale, che deve essere considerato.

Non è vero che con Carl Barks tutto è già stato detto e Don Rosa ne è l’esempio più chiaro. C’è ancora molto da dire, molte caratteristiche di Paperone da esaminare: non sembra, ma Scrooge è un personaggio complessissimo e vale davvero la pena scoprirlo. Anni interi della giovinezza di Paperone, solo accennati dalla Saga di Don Rosa possono essere ancora esplorati e raccontati. Quante storie possibili ci appaiono davanti, che aspettano solo di essere create.

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